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Silvia "Pavot" Presidente

La Nostra Attività Sociale
Un Mondo parallelo: l’Open Source
di Gilberto “laserfive”

Nel mondo dell’informatica esiste un mondo a molti sconosciuto, ma che ultimamente sta prendendo sempre più piede, questo è l’Open Source è una vero e proprio sconvolgimento. Un modo nuovo di concepire la creazione e la distribuzione dei programmi e un non ancora noto tipo di commercio che potrebbe avere, presumo, probabilmente avrà, riscontri notevoli nello sviluppo dell’informatica. La “rivoluzione” di Open Source si è sviluppata simmetricamente a quella di Internet, con il quale ha più di una analogia. Grazie agli utenti con la loro partecipazione queste linee di pensiero si sono evoluti, portando a risultati imprevisti e imprevedibili, ed entrambi sono risultati (in ordine cronologico) inattesi, sottovalutati, avversati, studiati e infine considerati dalle grandi aziende tradizionali. In qualche modo Internet stesso può essere considerato un prodotto di Open Source. Le regole dell’Open Source: Le regole di Open Source sono semplici, e si presentano all’apparenza come una carta dei diritti dell’utente dei programmi:
1) l’utente ha il diritto di accesso al codice originale e completo del software che utilizza;
2) ha il diritto di modificare il software, anche per creare nuovi programmi;
3) ha il diritto di fare copie del programma originale e di distribuirle, anche a pagamento. Una regola accessoria ma essenziale è che la licenza di Open Source si estende al nuovo programma che viene in questo modo creato. Le regole dell’Open Source, a prima vista, possono apparire utopistiche, da hacker, in realtà costituiscono al contrario un nuovo ed efficiente modello economico di distribuzione del software e un potente mezzo di sviluppo informatico. La proposta Open Source nasce da diverse considerazioni. La prima è di carattere accademico: i destinatari primi del modello Open Source sono state le strutture universitarie, abituate per impostazione mentale e ai fini dello sviluppo scientifico e tecnologico, alla libera condivisione delle informazioni. Studenti e docenti sono abituati a lavorare a progetti comuni, a scambiarsi codice e a modificarlo. Mal volentieri la comunità degli hacker (definizione: “uno che ami programmare e a cui piaccia essere bravo a farlo”- Richard Stallman) accetta le limitazioni a cui sono sottoposti dal software commerciale. Se un sistema ha un difetto l’hacker cerca di aggiustarlo, se c’è un limite cerca di superarlo. Se il driver di una stampante è incapace di fornire una funzione determinante al proprio lavoro, l’hacker vuole modificare il codice del driver per renderlo più efficace. Inoltre considerazioni di carattere scientifico: la mancata trasmissione delle conoscenze provoca l’inaridirsi della ricerca. Un mondo di utenti che utilizzi un solo sistema operativo proprietario e dipenda dai programmi che gli vengono messi a disposizione è un mondo destinato a non svilupparsi e progredire, così come sarebbe stata la comunità scientifica se le nuove idee nel campo della chimica e della fisica fossero sistematicamente state tenute segrete. Pensate a Newton che anziché comunicare la sua legge della gravitazione universale avesse preferito vendere consulenze all’esercito per mettere a punto i cannoni. Infine, importantissime, considerazioni di carattere economico: esiste una metafora ricorrente nei manifesti Open Source, quella delle leggi e degli avvocati. La legislatura è libera da copyright, le leggi possono essere liberamente consultate, utilizzate e diffuse, e così pure la giurisprudenza che nasce dal lavoro di brillanti legali. Gli avvocati non hanno diritti d’autore sulle sentenze e sull’uso che se ne farà nella legislazione, ma ciò nonostante la categoria degli avvocati è una delle più ricche nel mondo occidentale. I programmatori non si arricchiscono facilmente con il modello commerciale tradizionale, proprietario. Le software house nascono e chiudono, e sono per lo più destinate al fallimento. I casi in cui riescono sono una minoranza. Paragonate la situazione a quella dei cercatori d’oro della California del XIX secolo: molti cercavano ma pochissimi si arricchivano. I pochissimi che trovavano una vena funzionavano da attrattiva per gli altri, come nel caso del vincitore di una lotteria. Così i programmatori cercano di lavorare e distribuire software proprietario sulla visione del successo di poche aziende come Microsoft, più che su un modello effettivamente redditizio. I                                                 Vantaggi di Open Source
Quali vantaggi avrebbe uno sviluppatore di software a distribuire il proprio lavoro attraverso le regole dell’Open Source? In questi dieci anni i vantaggi sono stati enormi. Linux è un sistema operativo compatibile con Unix, il cui successo si fa in questi giorni esponenziale, fino al punto di essere il sistema operativo più utilizzato dai server web, ben davanti alla posizione ottenuta da Windows NT di Microsoft. Windows NT è costato molti anni e milioni di dollari alla software house più ricca del mondo. Linux è stata creato nel 1991 ad uso personale dallo studente finlandese Linus Torvald allo scopo di poter far girare un sistema operativo Unix sul proprio PC 386. Il lavoro su Linux è stato integrato da una quantità di utenti del sistema operativo stesso nel corso di questi anni, ed oggi ha attratto il software di case del calibro di Corel, Sun, Netscape e l’hardware di IBM stessa. Linux è il più frequentemente aggiornato e corretto sistema operativo al mondo, ed esistono diverse distribuzioni commerciali ben funzionanti di esso. Il già citato Robert Young di Red Hat (l’azienda di maggior successo commerciale nella distribuzione di Linux) porta l’esempio di Grant Günther e della sua Empress Software. Günther decise di utilizzare per la propria azienda il sistema operativo Linux, ma aveva necessità di utilizzare i dischi Zip, che Linux non prevedeva. Günther dedicò per quello scopo qualche giorno a creare un driver per far funzionare il disco Zip, per il proprio bisogno individuale, e in quel modo quel driver entrò a far parte del sistema operativo. Se Red Hat, o qualsiasi altra azienda commerciale, avesse dovuto commissionare quel lavoro alla Empress Software avrebbe dovuto sborsare qualche decina di migliaia di dollari. Invece il driver è in questo modo, “open source”, disponibile all’intera comunità del nuovo sistema operativo, oltretutto con il codice a disposizione di chi lo voglia migliorare, e questo senza che il suo autore abbia dovuto lavorare per filantropia. un                                               nuovo modello economico
In pratica scrivere un programma Open Source offre la garanzia all’autore, se si tratta di un buon programma, di usufruire del lavoro e dell’assistenza di una quantità di altri programmatori, esperti ed ed entusiasti sparsi per il mondo. Chiunque ha il diritto di distribuire quel programma, ma l’autore avrà pur sempre la possibilità di installare ai propri clienti un programma assai più perfetto di quanto avrebbe mai potuto creare, e di farsi pagare per questo e per l’assistenza. Molte aziende di successo sono nate attorno all’Open Source. Red Hat Software è un enorme distributore di una versione completa di Linux a cui ha assegnato il proprio nome. Red Hat raccoglie i più utili programmi per Linux, li completa con un installer il più possibile semplice da utilizzare e li fornisce all’utente finale come prodotto completo e funzionante. Caldera è un altro distributore molto popolare soprattutto fra le aziende. Cygnus si occupa di assistenza e offre con il suo software un contributo determinante allo sviluppo di Linux, per esempio con la creazione di un popolare compilatore. Oltre ai grandi nomi di chi ha “vinto la lotteria” ci sono migliaia di programmatori che offrono consulenza alle aziende che utilizzano Linux, selezionando, perfezionando o creando dal nulla il software a seconda dei bisogni. Infine esistono fondazioni, la più nota delle quali è la Free Software Foundation con il proprio programma GNU, che lavorano allo sviluppo del free software solo per supporto alla riuscita dell’idea.
                                                  la storia di Open Source
La Free Software Foundation costituisce la scintilla da cui l’intera cosa nota come Open Source ha preso l’avvio. Come fa notare il suo creatore, il folcloristico Richard Stallman, che è al tempo stesso un ottimo programmatore, un guru per la comunità degli hacker, un filosofo e decisamente una lucida mente di visionario, il software nelle istituzioni accademiche è sempre stato libero. Nel 1984 Stallman, oppresso dai limiti che il software proprietario stava portando alla comunità dei programmatori, decise di mettere in piedi il progetto GNU per la creazione di un sistema operativo che fosse al tempo stesso libero e migliore degli altri. Al tempo stesso enunciò i principi del Free Software (“free” come libero, non necessariamente come gratis), che sono quelli su cui si ancora oggi si basa il modello Open Source. Il contratto GPL (Licenza Pubblica Generale GNU) è il più efficace e universale applicabile al software libero. Il kernel del sistema operativo GNU ancora oggi non esiste, ma sono stati creati tutti quei programmi che hanno rivestito il Linux di Torvald e che si trovano in ogni distribuzione del sistema operativo. In particolare da GNU sono stati creati, fra gli altri, Emacs (uno straordinario editor) e recentemente Gnome, un’interfaccia grafica per Linux che quando sarà terminata dovrebbe competere con quella di sistemi operativi come il Mac OS. Stallman ha anche coniato il termine Copyleft in alternativa a Copyright, perché lascia il diritto di copia (“copy right”) nelle mani dell’utente. La posizione di Stallman ha creato molta simpatia nella comunità degli hacker, specie dalla disponibilità di Linux in avanti, ma non è risultata altrettanto popolare nelle aziende tradizionali, in cui la perdita dei diritti sul proprio codice suona come una posizione antieconomica. Anche per questo motivo quando alcune aziende cominciarono ad interessarsi alle possibilità aperte dal modello del free software (per esempio Netscape) Eric Raymond e Bruce Perens misero assieme la Open Source Definition che oltre a rendere un poco più flessibile il punto di vista sulle licenze, sostituiva la parola “free” con quella “open”. Eccoci giunti nell’ultima parte della mia ricerca nel web per cercare di capire il meraviglioso mondo dell’Open Source. E’ stata dura trovare e capire questo mondo parallelo. Una volta scoperto, scopri quanto sia affascinante. Il fascino è che tutto ciò che è Open Source è in un certo senso modificabile e quindi personalizzare le varie applicazioni offerte dagli autori, senza gelosia.
                                                 Apple e Public Source
Apple non poteva rimanere disinteressato alla rivoluzione dell’Open Source, per diversi buoni motivi. Innanzi tutto per la straordinaria potenzialità che Linux e il free software stanno dimostrando di possedere come grimaldello per scalzare il monopolio di Windows, almeno sul mercato dei server, aziendali e web. In secondo luogo è noto che Mac OS è stato dalla sua realizzazione, nel 1984, un sistema operativo dalle caratteristiche superiori ai sistemi di Microsoft (MS DOS e Windows), ma che ha avuto una penetrazione di mercato assai inferiore, legata al fatto che Mac OS è un sistema proprietario che può essere montato solo sui computer prodotti da Apple Computer. Non ci si può aspettare che il resto del mondo rinunci a produrre computer, e l’unica alternativa era installare sul proprio hardware i sistemi di Microsoft. Combattere Microsoft con le sue stesse armi, quelle del software proprietario e del marketing commerciale, è compito incerto, e Open Source rappresenta un alternativa che vale la pena di prendere in considerazione. Apple ha mosso qualche timido passo nella direzione di Open Source, mettendo a disposizione parti del proprio codice software sotto una licenza simile ma non identica, tanto che, a scanso di equivoci, è stata ribattezzata Public Source. Come Public Source sono stati pubblicati i listati per un possibile sistema operativo legato a Mac OS X (Darwin OS), oltre ai progetti Darwin Streaming Server e OpenPlay, legati all’uso di QuickTime e alla creazione di software di rete interpiattaforma. La comunità Open Source non ama che vengano riscritte le licenze, e in particolare che vengano poste delle limitazioni ai “diritti” di libera modifica, copia e ridistribuzione del software, ma in ogni caso Public Source comporta un significativo esperimento in questa direzione, che potrà sicuramente essere riconsiderato in maniera più incisiva quando Apple avrà terminato il suo grande ciclo di rinnovamento, con l’uscita di Mac OS X e delle piattaforme multiprocessore. È molto significativo per gli sviluppi futuri che anche come azienda di hardware Apple abbia recentemente offerto collaborazione per aprire le proprie piattaforme a Linux per PowerPC.
                                            un modello applicabile al Mac?
La comunità Open Source, nel suo credo più ortodosso, diffida dal creare software che si appoggi a sua volta su software proprietario. Perciò gli hacker non scrivono software per sistemi diversi da Linux e non utilizzando librerie che non siano sotto licenza Open Source. Ciò nonostante il concetto di Open Source rappresenta un modello tranquillamente esportabile con profitto sulla nostra piattaforma. Il contratto di licenza GPL di GNU è applicabile senza sostituire una parola. Personalmente sto dedicandomi a un esperimento di Open Software su Mac e mi adopero per diffonderne l’idea. Come medico gestisco il mio ambulatorio, ovviamente con un Macintosh, utilizzando un programma che ho scritto da solo, per diversi motivi. Il primo è che voglio lavorare con il Mac OS, il secondo è rappresentato dall’esigenza di avere una cartella clinica personalizzata ai miei bisogni e aggiornata negli aspetti burocratici in tempo reale. Ambulatorio consiste in un programma principale, scritto con il data base relazionale FileMaker Pro e in altri moduli che utilizzano HyperCard, AppleWorks e AppleScript. Ho cominciato a distribuire Ambulatorio (gratuitamente) allo scopo di permettere ad altri colleghi di lavorare utilizzando un Macintosh. Scrivere un programma per uso personale è però differente dallo scrivere un programma da distribuire. Il software “pacchettizzato”, infatti, è per sua caratteristica un software finito, automatizzato, e spesso non si appoggia su programmi preesistenti, come FileMaker. Per distribuire Ambulatorio in modo professionale avrei dovuto riscriverlo con un sistema di sviluppo che mi permettesse una distribuzione commerciale. A parte l'impegno della programmazione, avrei perso la possibilità di modificarlo in tempo reale sul lavoro (senza bisogno di ricompilare) che FileMaker Pro permette, il che avrebbe comportato un peggioramento della qualità del programma nel mio uso personale. Cosi è nata l'idea di mettere a disposizione Ambulatorio come software libero alla personalizzazione, secondo il modello di Open Source e sotto la licenza pubblica generale GNU. Cosa mi aspetto da questa distribuzione? Che altri colleghi lo utilizzino, e che alcuni di essi apportino delle modifiche che miglioreranno la qualità del programma. A nessuno sarà proibito installarlo e mantenerlo a pagamento per terze parti, e anch’io potrei vendere a colleghi della mia città soluzioni di assistenza completa, dall’iMac colorato al software. Strettamente non si tratta di Free Software (gira infatti su sistemi proprietari, come Mac OS e FileMaker) ma per l’utente finale i vantaggi sono analoghi. Credo che una simile esperienza possa interessare molti fra gli autori di software gestionale per la nostra piattaforma, che difficilmente fino ad oggi hanno avuto guadagni da distribuzioni commerciali in grande stile.

Ringrazio il Sig. di Blue Bottazzi per le informazioni rilasciate nel Web

 

 

   

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